INTERROGAZIONE  depositata ieri dalla Senatrice Nadia Ginetti

“Il 12 gennaio 2019 la giovane agente di Polizia penitenziaria Maria Teresa Trovato Mazza detta Sissi è deceduta dopo due anni di agonia nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Polistena;

La sua scomparsa ha destato profondo cordoglio e un condiviso sentimento di vicinanza a familiari ed amici da parte della comunità locale e dei colleghi del corpo di polizia penitenziaria;

Premesso che il 1° novembre 2016 l’agente della Polizia penitenziaria, Maria Teresa Trovato Mazza, da tutti chiamata Sissi, originaria di Taurianova prestava servizio nel carcere femminile della Giudecca a Venezia, veniva comandata ad eseguire un controllo di routine all’ospedale civile di Venezia nei confronti di una detenuta che aveva partorito; l’agente non fece più rientro nell’istituto Penitenziario e venne rinvenuta in una pozza di sangue all’interno di un ascensore dell’ospedale, ferita da un colpo di arma da fuoco alla testa;

Considerato che l’indagine di polizia giudiziaria, che in un primo momento era stata orientata verso un caso di suicidio, su sollecitazione dei legali della famiglia ha virato verso un’ipotesi di omicidio;

Successivamente le indagini giudiziarie sono state improntate ad assoluto riserbo, alcuni mass media hanno dedicato trasmissioni all’accaduto, ad in particolare la trasmissione televisiva “Chi l’ha visto”, che ha sensibilizzato l’opinione pubblica, dedicando alla storia spazi di indagine, quasi settimanali; gli inviati della trasmissione citata hanno analizzato i luoghi in cui il fatto è avvenuto, nonché gli effetti dei colpi di pistola sul corpo dell’agente Trovato ed alla luce degli elementi acquisiti, sia pure in maniera informale, sembra messa fortemente in dubbio la tesi del suicidio;

Considerato che la procura di Venezia ha disposto il sequestro della salma e l’autopsia e che, pertanto ulteriori elementi potrebbero emergere dall’esame medico legale;

Fermo restando la doverosa ed imprescindibile attività dell’autorità giudiziaria inquirente;

Preso atto della diffusione di notizie sulla stampa circa contrasti tra l’agente e l’istituto di pena dove svolgeva servizio in relazione a denunce di illeciti che sarebbero avvenuti all’interno del carcere;

Considerato che l’attività della Polizia penitenziaria è improntata, sin dalla sua istituzione, alla lealtà, al rispetto delle regole, al dovere verso lo Stato e i cittadini ed alla massima trasparenza del proprio operato, nonostante le note difficoltà di gestione legate alla carenza di organico e conseguenti lunghi turni di servizio spesso in orario straordinario,

Si chiede si sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti in premessa;

quali i risultati delle indagini svolte dalla Procura ai fini dell’identificazione degli eventuali responsabili, tenuto conto, come suggerito dall’avvocato difensore della famiglia, delle immagini di video sorveglianza della zona degli ascensori dell’ospedale, del ritrovamento del telefono cellulare nell’armadietto di servizio, dell’accertamento degli ematomi presenti sul corpo dell’agente, nonché in riferimento alla posizione della pistola e dell’assenza su di essa di tracce di sangue;

se non ritenga opportuno, il signor Ministro, con l’urgenza che il caso suggerisce, attivare strumenti di indagine e accertamenti interni all’amministrazione penitenziaria, idonei ad agevolare il lavoro della Procura della Repubblica di Venezia, collegabili all’accaduto, nell’esclusivo e prioritario interesse all’accertamento della verità dei fatti e alla sussistenza di eventuali responsabilità da parte di terzi.”

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